
Oggi ti racconto…
Condivisione di pensieri ed esperienze
Benvenuti nel mio blog di maestra, un luogo di condivisione e riflessione. Vi invito ad esplorare insieme a me pensieri che riguardano il mondo dell’infanzia e adolescenza. Grazie per esserci, buona lettura.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.”
— P. Freire
N.1: “The Specials” impressioni sul film
Cari lettori,
Colgo l’occasione per presentarmi brevemente in questo primo contributo sul mio sito web: mi chiamo Greta, sono insegnante di scuola primaria a Padova. Sia per gli studi intrapresi (Scienze della Formazione Primaria), sia per un vissuto personale e professionale, mi sono interessata negli ultimi anni alle tematiche dell’adozione e dell’affido familiare, divenendo affidataria coinvolta in un progetto diurno.
In questi giorni ho guardato “The Specials”, un film sulle disabilità e l’inclusione. Confesso di essermi emozionata più volte durante la visione. Penso che questo film possa rappresentare una finestra su un paesaggio davvero ricco di elementi non sempre così noti e scontati.
Vedendo il film mi sono chiesta da cosa derivasse il termine “autismo” e ho scoperto che deriva dal greco autos= se stesso e da ism= stato. Significa, quindi, “stato di chiusura in se stessi” e fu utilizzato per la prima volta nel 1911 per indicare un allontanamento e un isolamento dell’altro dal mondo sociale.
Seguendo le vicende della comunità per autistici con disabilità grave creata dal protagonista Bruno, e supportato dall’amico e socio Malik, mi sono accorta di quanto il “diritto relazionale” sia il fil rouge di tutto il film. Il ruolo dei giovani educatori in formazione mi ha consentito di sintonizzarmi proprio sui loro dubbi e perplessità: “se un attimo prima il ragazzo era tranquillo, perché ora è agitato? Cosa vuol dire questo atteggiamento?”. Questi quesiti mi hanno portata a riflettere sulle parole di G. Nicoletti (2015) quando afferma che forse “manca nel nostro paese un vero aggregatore di senso e di cultura sull’autismo”. Secondo me il film fa emergere tre categorie distinte di persone: quelle sicure e competenti nel rispondere ai bisogni degli altri; quelle non formate ma predisposte ad apprendere, a migliorarsi, a mettersi in gioco; e, infine, quelle invece che misconoscono del tutto questa realtà (come i poliziotti nella ferrovia).
Il pensiero che la società “si giri dall’altra parte” mi ha riportato anche alle scene in cui le famiglie dei figli autistici sembrano lasciate sole, senza un supporto, in particolare nei casi più gravi. La domanda della mamma di Joséph (“cosa sarà di lui quando io non ci sarò?”) arriva dritta al cuore, così come la riflessione sul passaggio delle persone disabili dall’infanzia all’età adulta; come se mancasse un concreto piano programmatico per l’implementazione di una presa in carico sanitaria globale e continuativa degli adulti.
L’inclusione ha a che fare anche con l’accessibilità e l’abitabilità degli spazi: la necessità di adattare lo spazio (setting) attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche, fisiche e comportamentali, deve mettere in atto il maggior numero di facilitatori possibili con lo scopo di favorire l’apprendimento e la partecipazione sociale (con arteterapia, pet-therapy, sport,…). Dal film emerge la mancanza in questo senso di una rete di sostegno sociale come delle indicazioni su esercizi commerciali o ristoranti in cui sia possibile creare un ambiente confortevole per il soggetto autistico.
Oltre allo spazio, il processo di socializzazione varia in funzione alle caratteristiche della persona ed è un percorso che va costruito pian piano nel corso del tempo (ad esempio quando portano il ragazzo con il casco dai cavalli non hanno fretta lui che interagisca con loro). Questa parte ha rimandato alla necessità di avere continuità e delle routine stabili per queste persone. Anche in questo caso ho apprezzato l’utilizzo di una timetable della giornata (osservabile nella comunità residenziale) che accompagna con immagini la scansione delle attività della giornata, promuovendo il senso di responsabilità e di autonomia.
Andando a ricercare informazioni sulla regia del film ho molto apprezzato la presenza nel cast di reali pazienti autistici e veri educatori in grado di seguirli, cosa che riesce a trasmettere ancora meglio l’intensità e la quotidianità di queste persone.
Il protagonista Bruno mi ha accompagnata per mano nella complessità della sua quotidianità lavorativa mostrandomi una dedizione totale al proprio lavoro e una consapevolezza enorme di quello che possa richiedere il ruolo di educatori, tra sfide, imprevisti e compromessi. Inoltre, mi ha ricordato l’importanza di una comunicazione efficace fatta di contatto fisico, coinvolgimento a 360 gradi del contesto di un individuo e un’immensa pazienza. Ma anche l’importanza di utilizzare con le persone un giusto tono di voce, frasi chiare e semplici; saper valorizzare il ragazzo autistico (“che elegante che sei oggi”), riconoscerlo come individuo (“ho fiducia in te”) e rispettarne i tempi (“è lui che detta i tempi”).
Concludo il mio articolo con la frase che più mi ha colpito del film rispetto al ruolo degli educatori: “sono mossi dal cuore, dalla fede…una rivoluzione”. Quanto può essere rivoluzionario agire verso il prossimo per amore?
Cfr. Cattelan L. (2010), Autismo. Manuale operativo per docenti e genitori, Industrialzone, Schio, pp. 41, 42.
Cfr. Cottini L. (2009), op. cit., p. 63.
Cfr. Società Italiana di Pedagogia Speciale, 2008, (a cura di), op. cit., pp. 39, 40
Dal sito “Per noi Autistici”: http://www.pernoiautistici.com/2017/07/angsa-e-gruppo-asperger-non-sonofantasmi-fate-le-linee-guide-per-gli-adulti-autistici/
Gianluca Nicoletti, 2015, Alla fine qualcosa ci inventeremo. Che ne sarà di mio figlio autistico quando non sarò più al suo fianco, p.94. https://www.cineverdi.it/cineforum/2021-2022/film/2721/the-specials-fuori-dal-comune.html

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